VITALIZI E PRIVILEGI

Vitalizi, cosa (non) cambia e perché la pensione dei parlamentari resta «privilegiata»

L'ufficio di Presidenza della Camera ha approvato la proposta del Pd per l'istituzione di un contributo di solidarietà a carico degli ex depuati. Ma è stata bocciata la proposta del M5S che equiparava le loro pensioni a quelle dei comuni cittadini

Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. (© ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. (© ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA – Bagarre a Montecitorio. L'ufficio di Presidenza della Camera ha approvato una proposta del Pd sui cosiddetti vitalizi, istituendo un contributo di solidarietà per i prossimi tre anni a carico degli ex deputati. Ma lo stesso Pd e la maggioranza hanno altresì bocciato la proposta pentastellata, supportata anche dai voti della Lega Nord e di Fratelli d'Italia, che avrebbe equiparato le pensioni dei parlamentari a quelle dei comuni cittadini.

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La proposta del Pd approvata dalla Camera
La direttiva, approvata dall'ufficio di Presidenza della Camera su proposta del Pd, che istituisce un contributo di solidarietà per i prossimi tre anni a carico degli ex deputati titolari di vitalizio è poco più di un contentino. Conti alla mano, il contributo in questione sarà del 10% per i vitalizi da 70mila a 80mila euro, del 20% da 80mila a 90mila euro, del 30% da 90mila a 100mila euro e del 40% per quelli superiori ai 100mila euro annui. In totale fanno 2,5 milioni di euro l'anno risparmiati in quel di Montecitorio. Meglio di niente, si dirà. Ma il punto è che la direttiva colpirà meno del 20% dei parlamentari e con importi assai ridotti.

La proposta del M5S bocciata dalla maggioranza
La proposta pentastellata bocciata dal Pd e dalla maggioranza di governo, invece, era molto più ambiziosa. Prevedeva di equiparare il trattamento pensionistico dei parlamentari a quello dei comuni cittadini. Oggi, invece, politici e comuni lavoratori godono di vantaggi molto diversi. In base al sistema attualmente in vigore i parlamentari possono percepire la pensione dopo soli 4 anni 6 mesi e 1 giorno di servizio, ottenendo ben 950 euro netti al mese a partire dai 65 anni. Ma la pensione sale a 1.500 euro netti al mese e arriva a soli 60 anni qualora il parlamentare abbia partecipato ad almeno due legislature.

La «pensione privilegiata» dei parlamentari
Ben altra storia quella dei comuni cittadini, per i quali la pensione è spesso un miraggio anche dopo una vita intera di lavoro. Vale la pena sottolineare che la proposta del Movimento 5 stelle, oltre ai voti del proponenti, aveva ottenuto il sostegno anche della Lega Nord e di Fratelli d’Italia. Sul blog di Beppe Grillo è possibile leggere lo sfogo dei pentastellati: «Il Pd e la maggioranza, con un vero e proprio blitz, hanno bocciato la nostra delibera che propone l’abolizione della pensione privilegiata dei parlamentari, quella che scatterà il 15 settembre 2017». Si tratta di una «pensione privilegiata» proprio perché ai parlamentari basta stare su una poltrona 4 anni, sei mesi e un giorno per andare in pensione a 65 anni, addirittura 60 anni se fanno un secondo mandato.

M5S: Il PD butta fumo negli occhi degli italiani
«Per buttare fumo negli occhi degli italiani, hanno presentato una delibera alternativa», proseguono i pentastellati. I vitalizi rimangono intatti lì dove sono, «ma in maniera del tutto ipocrita si propone di prelevare 3mila euro in tre anni a uno che prende un vitalizio di più di 70mila euro all’anno». Gli esponenti del Movimento5stelle ironizzano così: «Già lo immaginiamo il terrore di Cirino Pomicino al pensiero che gli vengano tolti 3 mila euro in tre anni dopo che per anni ha percepito centinaia di migliaia di euro dei vitalizi». Secondo i grillini il PD vuole «lavarsi la coscienza tagliando l’1,78% del totale dei vitalizi che ogni anno la Camera eroga ai parlamentari». Ma la proposta appena approvata, ahinoi, è assai modesta.