La sindaca di Roma Virginia Raggi (© Ansa)

Virginia Raggi, la polizza e lo stadio della Roma. I veri motivi per cui «vogliono farla fuori»

La sindaca rimane fedele al programma: è questa la sua vera colpa? Farà la fine di Danton, ma dopo di lei qualcuno seguirà la sorte di Robespierre

ROMA - Virginia Raggi cadrà entro un mese? Mentre l'altro giorno la sindaca del M5s veniva interrogata per otto ore, un trattamento riservato ai criminali della peggior risma, la «Conferenza dei servizi» bocciava il mega progetto che prevede la costruzione di un nuovo stadio a Roma. Il terzo. Una decisione coerente con il programma elettorale del M5s romano. Il nuovo stadio, approvato dalla giunta precedente, ha già impegnato la società sportiva nella progettazione, e porterebbe quindi a cause civili dal valore non calcolabile. La giunta Raggi non deficita di due cose: guai giudiziari legati alla miserabile condizione umana, e coraggio. Per certi versi la sindaca di Roma pare sguazzare, anche con un languido compiacimento, in un motto di anni lontani, che ancora si vede, sbiadito dal tempo, sui muri di antiche case coloniche: «Molti nemici…».

No allo stadio della Roma
Il documento prodotto dalla «Conferenza dei servizi» sottolinea, con un atto tecnico e non politico, «carenze documentali, problemi di sicurezza, viabilità, approvvigionamento idrico ed elettrico». Il progetto di James Pallotta sarebbe un disastro, centrato su quello che l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini ritiene il vero motivo che soggiace alla costruzione di un nuovo impianto sportivo: un milione di cubature tra palazzi e centri commerciali. Dubbi, per usare un eufemismo, vengono espressi per quanto concerne il traffico, la sicurezza, approvvigionamento idrico e elettrico, impatto ambientale. Ma l’assessore Berdini non chiude completamente la porta e fa capire che se del progetto in essere rimanesse solo lo stadio, stralciando così la restante colata di cemento, la discussione potrebbe proseguire. I tecnici della Roma As hanno un mese per apportare modifiche al progetto in grado di superare le criticità: in caso contrario non si procederà in alcun senso.

Chi comanda: la morale o la materia?
La capitale si trova in una situazione grottesca: l’operato della sindaca, e della sua giunta, si caratterizza per il coraggio che rasenta la follia su questioni di importanza mondiale (le Olimpiadi) e nazionale (il secco no alla costruzione del terzo stadio romano), il bilancio approvato in tempi record che finalmente, dopo anni, permette di far partire le gare d'appalto. Ma vacilla su questioni morali, come la presunta sgangherata vicenda della polizza assicurativa fatta da Romeo alla Raggi. La quale si è detta ignara di tutto, rievocando così le tragicomiche parole della vicenda giudiziaria che coinvolse l’ex ministro Scajola. Per altro riconosciuto innocente. Subito l’assioma è scattato come un riflesso pavloviano: la Raggi gode, a sua insaputa, di una assicurazione a lei intestata da un suo collaboratore a cui ha dato incarico e denaro, allora, sempre secondo l'assioma, significa che è una donna corrotta.

Bertola: "Polizze? Sono contenitori di soldi da investire"
Indubbiamente la vicenda è losca e sgradevole. La spiega bene un ex consigliere comunale del M5s di Torino, Vittorio Bertola: "Da parecchi anni si sono diffuse polizze vita che lo sono solo di nome; in realtà sono contenitori di soldi da investire, che però godono delle agevolazioni fiscali delle polizze vita. In particolare, sono impignorabili e permettono di nominare un beneficiario anche diverso dai propri eredi, il quale riceverà i soldi senza pagare le tasse che ci sarebbero sulla successione o sul pagamento di una fattura o di un reddito, e senza tutti i controlli su bonifici o pagamenti in contanti di importo elevato. Molte di queste polizze permettono inoltre il riscatto, pur pagando una penale, anche se l'assicurato non è morto; basta che sia trascorso qualche anno".

Il "giochino" spiegato da Bertola
Spiega ancora Bertola: "Detto quindi che la vicenda è tutta da chiarire e che bisognerà capire i dettagli della polizza e gli altri fatti, il giochino poteva funzionare così: io che voglio un favore dal futuro sindaco di Roma, prima delle elezioni prendo una polizza e lo nomino come beneficiario; dopodiché, se lui vince e mi fa il favore, io faccio passare il tempo minimo necessario e poi riscatto la polizza e lui incassa, altrimenti cambio di nuovo il beneficiario e mi tengo i soldi senza alcuna spesa. Se poi volessi essere sicuro, prima delle elezioni potrei fare la stessa cosa verso esponenti di partiti diversi, così posso poi fare il giochino chiunque sia a vincere. Non ho nessuna certezza sul fatto che le cose stiano davvero così, ma che tecnicamente il meccanismo potrebbe funzionare.» 
Da sottolineare che per la procura le polizze "non costituirebbero fatto penalmente rilevante in quanto non emergerebbe un'utilità corruttiva".

Corrotta per quattro spiccioli?
Sorgono però dubbi: Virginia Raggi si sarebbe fatta corrompere per trentamila miseri euro?  Se siamo di fronte ad un tipo umano colluso e immorale, questo è ormai il dipinto che si evince dalla narrazione intra ed extra M5s, come mai non ha scelto vie decisamente più sonanti? Occasioni, a Roma, non mancano. «Siamo tutti epicurei» disse Danton a Robespierre, prima di essere portato alla forca, sospinto dalla furia giustizialista del popolo. Quanto sta accadendo quindi non è una novità storica e allargando la prospettiva si può prevedere che anche la testa dell’incorruttibile 2.0 cadrà per qualche scandalo legato ad una fantomatica onestà tradita. Succede sempre così quando si carica la folla a pallettoni sul piano morale-emotivo. Peccato, davvero. Perché, differentemente da quanto raccontato a reti unificate, la giunta Raggi sta portando avanti un lavoro di cesura profonda, e per molti aspetti violento, con il passato. Ovvero la ragione per cui viene fatta fuori.

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