Forze dell'ordine all'aeroporto di Fiumicino. (© ANSA/TELENEWS)

Terrorismo, Isis in Italia: ecco cosa rischiamo davvero

L'intelligence italiana ha presentato una relazione che tratta dei rischi legati ad attacchi terroristici nel nostro Paese, complici l'immigrazione e Schengen. Ma a preoccupare gli 007 c'è anche la cyber-security

ROMA - E' stato presentata di recente a Palazzo Chigi la Relazione sulla politica per la sicurezza dal premier Paolo Gentiloni e dal capo degli 007 italiani, Alessandro Pansa. Una relazione sullo stato della sicurezza nel nostro Paese, con particolare attenzione, naturalmente, alle minacce di tipo terroristico. Un documento che non dovrebbe farci dormire sonni tranquilli. 

Alto rischio Isis
Il rischio legato al jihadismo rimane alto, soprattutto in virtù delle sconfitte dell'Isis sui campi di battaglia, cosa che potrebbe spingerli a cercare un «riscatto» seminando panico e morte in Occidente. Per ora, l'Italia si è scampata le terribili scene che invece si sono viste in molti altri Paesi europei, complice un antiterrorismo efficace. Ma proprio per scongiurare il rischio che anche l'Italia finisca nel mirino dei terroristi, viene creato il Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo, il Casa, che mette assieme ‘intelligenze’ e investigazione, e la possibilità per l’Aise di avvalersi di Forze speciali in crisi all’estero.

Schengen amica dei terroristi
Ad aumentare il rischio attentati, ha rilevato l'intelligence, la difficoltà, da parte di singoli Stati, a censire i cittadini che hanno raggiunto Siria e Iraq per unirsi all'Isis, e impedire dunque che questi facciano ritorno in maniera indisturbata nei Paesi di provenienza. Non solo: poterli individuare sarebbe anche utile a circoscriverne collegamenti nazionali o internazionali. Grazie a Schengen, infatti, queste persone riescono facilmente a spostarsi da un Paese all'altro senza incappare a lungo nei controlli della polizia, come è accaduto per l'attentatore di Berlino ucciso in Italia.

Terrorismo e immigrazione
I foreign fighters vengono reclutati soprattutto in quello che il rapporto definisce il «quadrante balcanico», che funge spesso anche da rifugio per i combattenti di ritorno dai Paesi mediorientali. E poi c'è quel tema controverso sui possibili contatti tra immigrazione e terrorismo, tema su cui la politica si divide. «Sul rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, è significativo che due dei responsabili degli attentati di Parigi nel novembre 2015 abbiano raggiunto l’Europa sfruttando l’ondata di migranti che ha attraversato in quel periodo la dorsale balcanica», si legge nella relazione. Per quanto riguarda l'Italia, il rischio cresce con la rotta mediterranea, che proviene dalla Libia, rispetto alla quale, però, non esistono ancora riscontri.

Cyber-security
Il documento prende però in esame anche altri rischi per la sicurezza nazionale, come quello legato al cambiamento climatico, «rappresenta un pericolo per la pace e per il benessere economico e sociale del pianeta». Particolare attenzione è dedicata alla minaccia che possono rappresentare le nuove tecnologie, qualora utilizzate con finalità ostili. Secondo la relazione, i «cyber-nemici» sono in aumento: si parla di ‘Criminalità organizzata (cybercrime), organizzazioni terroristiche (cyberterrorism), gruppi privati specializzati in attività di spionaggio, sottrazione di know-how o di blocco di sistemi di governance, e piccole pattuglie o ‘singoli individui con fini truffaldini, ideologici o mossi da fanatismi di vario tipo’. Una vera e propria guerra asimmetrica che può minare profondamente la sicurezza dello stato, «con attacchi seriali e tattiche operative che rendono difficile risalire agli aggressori».

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