LA PROPOSTA DI ETHAN ZUCKERMAN

Ora Soros vuole il «social della Verità», pagato dai contribuenti, contro le «fake news di destra»

Ethan Zuckerman, membro del consiglio della Open Society di George Soros, propone la creazione di un social governativo, pagato dai contribuenti, capace di contrastare le «bufale di destra»

Il magnate ungherese George Soros (© EPA/OLIVIER HOSLET / POOL)

Il magnate ungherese George Soros (© EPA/OLIVIER HOSLET / POOL)

WASHINGTON - George Soros non si accontenta di essere, con la sua Open Society, tra i finanziatori del Poynter Institute, l'istituto che gestisce il «sistema anti-bufale» di Facebook. No: ora il magnate ungherese propone addirittura la creazione di un social network ad hoc, alternativo a Facebook, dove le bufale non sono ammesse. Un social, specifichiamo, pagato dai contribuenti, che ha l'obiettivo primario dicontrastare le «notizie di parte provenienti dagli organi d’informazione di destra». La proposta giunge nientemeno che da Ethan Zuckerman, ricercatore e membro del consiglio della Open Society Foundations, ed è stata diramata mediante un articolo un articolo pubblicato su The Atlantic. Il presupposto è che gli elettori di destra siano ampiamente disinformati, e impermeabili a una «visione diversificata e globale del mondo». Sarebbe quindi il social governativo a dover fornire tale visione. L'uomo di Soros spiega infatti di aver maturato, insieme al collega Yochai Benkler, una spiegazione «diversa» dell’elezione di Donald Trump: «Con i nostri team di Harvard e del Mit, abbiamo analizzato 1,25 milioni di notizie, tenendo conto di collegamenti ipertestuali e menzioni su Twitter e Facebook al fine di mappare l’intero «ecosistema» dei media. Abbiamo scoperto che, mentre gli elettori di sinistra e di centro si informano attraverso i media tradizionali, la fonte principale di quelli di destra sui social è Breitbart, a capo di una rete di punti vendita online, notizie di parte e teorie complottiste».

I più informati? Chi legge il New York Times
Zuckerman e Benkler, naturalmente, sono convinti che gli elettori meglio informati, quelli «di serie A», siano coloro che leggono il New York Times, il Washington Post o guardano la CNN, guardacaso tutte testate fortemente critiche nei confronti dell'operato di Trump, e che il Presidente ha puntualmnete accusato di diffondere «fake news». Per gli uomini di Soros, invece, sono i siti come Breitbart o InfoWars ad essere più faziosi. «La loro verità, del tutto parziale, inserita in una narrazione che ha un’importante cassa di risonanza, è difficile da smascherare», spiegano.

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La proposta
Ma arriviamo alla proposta. Per Zuckerman, la soluzione a questo problema sarebbe la creazione di una piattaforma fortemente alternativa a quella che definisce la «rete social di destra». Una piattaforma, innanzitutto, che sia pubblica, visto che, spiega, quelle private non hanno alcun obbligo di «offrirci una visione del mondo diversificata e pluralista». Ecco perché il nuovo social dovrebbe essere pagato dai contribuenti. «Questo consentirebbe alla destra e alla sinistra di avere una loro rappresentanza. Essendo pubblica, potremmo poi discutere se questa piattaforma è giusta e imparziale. Potremmo capire poi se, qualora raggiungesse un pubblico abbastanza vasto, meriti i soldi delle nostre tasse. Forse finiremmo per odiarla. Ma ne abbiamo bisogno», conclude Zuckerman. Comunque la si pensi e chiunque si voti, che si sia di destra o di sinistra, la mania «fake news» deve far riflettere profondamente. Perché, se da un lato è sacrosanto chiedere al giornalismo la massima precisione e indipendenza nel descrivere i fatti, oltre ai fatti ci sono le opinioni, a cui non si può certo attribuire le etichette di «vere» o «false», e che è legittimo rappresentare nel panorama mediatico. Se è auspicabile che i fruitori consultino più fonti prima di formarsi un'opinione, attiene al singolo, però, la facoltà decidere in che modo formarsela. Ancora una volta, dunque, la proposta andrebbe nella direzione di creare un pericoloso «Tribunale della Verità» calato dall'altro. Di certo, Soros e i suoi hanno un'idea tutta loro di «pluralismo».