L'ex presidente del Parlamento europeo Martin Schulz e attuale candidato Spd e la cancelliera Angela Merkel. (© EPA/JULIEN WARNAND)

E ora Schulz copia la Merkel e difende l'austerity (per piacere ai tedeschi)

Da presidente dell'Europarlamento criticava il rigore. Oggi che è candidato alle elezioni tedesche sembra difenderlo. Cambiato l'elettorato di riferimento, Martin Schulz non esita a invertire la rotta

BERLINO - Se fino a poco tempo prima Angela Merkel sembrava destinata ad avere partita facile nella prossima competizione elettorale in Germania, la candidatura di Martin Schulz, ex presidente del Parlamento europeo, ha improvvisamente mescolato le carte in tavola. Al punto che, a tratti, i sondaggi lo hanno dato addirittura in vantaggio rispetto all'attuale Cancelliera. La decisione di Schulz di lasciare la carriera europea per buttarsi nell'agone politico tedesco, non a caso, è stata salutata dalla stampa tedesca e internazionale come un possibile punto di svolta per la Spd, i socialdemocratici tedeschi. Dalle cui fila, è bene ricordarlo, veniva quel Gerhard Schröder che, con la riforma dei «mini-jobs», precarizzò il lavoro e sacrificò i diritti dei lavoratori sull'altare del liberismo sfrenato.

Da Strasburgo a Berlino, cambio di rotta
Schulz, invece, sembrava destinato a invertire la rotta. E non soltanto in Germania, ma anche in Europa. Perché, da presidente dell'Europarlamento, si è sempre mostrato particolarmente critico nei confronti del mantra dell'austerity perpetrato da Frau Merkel. Così, da candidato alle elezioni tedesche, Schulz intendeva presentarsi come l'uomo capace di ridare un po' di giustizia sociale non soltanto alla locomotiva d'Europa, ma anche a tutto il Continente. L'uomo della rottura, insomma, tanto che parte della stampa lo ha soprannominato il «Robin Hood» della politica tedesca. Peccato che, ora che l'appuntamento elettorale si avvicina a grandi passi, su quel rigore che ha sempre criticato l'ex numero uno del Parlamento europeo sembra aver cambiato idea.

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Ma quale rivoluzione? Sempre austerity sarà
Di recente, infatti, interpellato sull'argomento in un'intervista, Schulz ha affermato che la Germania ha «un grande interesse» nell’assicurarsi che tutti gli altri Paesi membri dell'Ue raggiungano una crescita stabile, «ma affinché ciò avvenga è necessario applicare riforme in questi Paesi». Un'affermazione chiara quanto basta per capire che l'approccio di un eventuale Cancelliere socialdemocratico, in Europa, si collocherebbe in sostanziale continuità con quello di Angela Merkel. Magari con qualche aggiustamento qua e là, ma la «rivoluzione» tanto vagheggiata non avrà luogo. Perché questo cambio di passo?

L'elettore cambia, cambia anche la ricetta
Forse perché, da quando Schulz era a capo dell'Europarlamento, l'opinione pubblica a cui rivolgersi e dar conto delle proprie scelte è cambiata. Non più il popolo europeo, ma quello tedesco, che in molti casi hanno interessi decisamente divergenti. Molti elettori tedeschi, ad esempio, sono sostanzialmente contrari a che la Germania presti denaro ai Paesi del Sud Europa in crisi. C'è dunque il pericolo che gli elettori teutonici, che già in alcuni casi hanno vissuto come troppo comprensiva Angela Merkel nei confronti dei vicini europei «spendaccioni», a maggior ragione vivano Schulz come un leader eccessivamente morbido.

I tedeschi preferiscono la Merkel
Non sarà forse un caso che, secondo gli ultimi sondaggi, il 34% dei tedeschi considera Angela Merkel e Wolfgang Schauble politici più credibili dello stesso Martin Schulz. Il 46% ritiene Frau Merkel più competente, e il 31% addirittura più simpatica. L'«effetto Schulz», che si era registrato con un aumento di consensi per la Spd all'indomani dalla candidatura dell'ex presidente dell'Europarlamento, si sta insomma sgonfiando visibilmente: ad oggi, i cristianodemocratici sono in vantaggio sui socialisti con il 33% contro il 31,5%.

Non più così generoso con la Grecia
E' grazie a tali considerazioni che si può, verosimilmente, spiegare il cambio di strategia di Schulz. Che, a chi di recente gli chiedeva se la Grecia dovesse essere mantenuta nell'eurozona, rispondeva sulla falsa riga del duo Merkel-Schauble: dipende, ha detto, «dalla profondità con cui le riforme saranno implementate». Lontani i tempi in cui, da presidente dell'Europarlamento, notava che, su 27 membri dell'Ue, uno soltanto (la Germania) era restio a salvare la Grecia.

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Anche sugli eurobond ha cambiato idea
Ma quello del rigore non è l'unico punto su cui l'attuale candidato alle elezioni tedesche pare aver fatto marcia indietro. Perché Schulz, all'apice della crisi greca ed europea, era anche un forte sostenitore degli eurobond, meccanismo che avrebbe consentito di mantenere tassi di interesse più bassi. «Sì. Abbiamo bisogno di crescita economica in Europa, dobbiamo trovare una soluzione per i tassi di interesse eccessivi, che stanno rendendo difficile a molti paesi tenere sotto controllo il loro livello di debito. Questo è l’obiettivo fondamentale per i prossimi mesi» , diceva. Oggi, però, gli eurobond – chiaramente invisi alla Germania e ai tedeschi – sembrano non piacergli più. A domanda specifica, la sua risposta è stata: «L’unica cosa interessante sui Bond è James». Un modo ironico per far capire che la questione rimane fuori da ogni discussione. Anche perché, ha argomentato un po' furbescamente, l'idea degli eurobond «è stata rimessa in discussione dalla creazione del Meccanismo europeo di stabilità, che funge da fondo di salvataggio dell’eurozona».

Schulz, un clone di Angela Merkel
Guardando dunque al panorama europeo, che cosa distingue Martin Schulz da Angela Merkel? Ci si augurava molto, ma la risposta è poco, se non pochissimo. Qualora (improbabile ma possibile) il socialdemocratico venisse eletto nuovo Cancelliere di Germania e guida della «Locomotiva d'Europa», dunque, non sarà il «Robin Hood» che qualcuno ventilava, ma un clone di Angela Merkel. E a questo punto, tanto vale, forse, tenersi l'originale.


 

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