L'ex segretario di Stato Hillary Clinton. (© EPA/JIM LO SCALZO)

Siria 2013, già allora i ribelli avevano gas sarin (e la Clinton sapeva)

Il presunto attacco chimico imputato al regime di Assad ricorda molto quando, nel 2013, tutto il mondo accusò il regime di Damasco di aver usato gas sarin. Ma un'inchiesta giornalistica svelò il contrario

DAMASCO - Ora a parlare è lui, il presidente siriano Bashar al-Assad. Che è stato accusato dall'Occidente in coro di aver ordinato un attacco chimico sulla città siriana di Idlib, a seguito del quale lo stesso Donald J. Trump, fino a poco prima apparentemente convinto che la priorità da perseguire fosse lo sradicamento dell'Isis, ha dato il proprio via libera a un raid sulla base siriana da cui, per l'intelligence Usa, sarebbe partito l'attacco. Assad, però, continua a sostenere una versione diversa: il regime, afferma, non ha più armi chimiche. E non è responsabile di quanto accaduto a Idlib, che sarebbe solo «una montatura» degli Usa, un pretesto per attaccarlo.

Una verità piena di contraddizioni
Difficile dire come siano andate davvero le cose. Mosca è convinta che un raid di Damasco abbia colpito un deposito di armi chimiche dei ribelli, provocando le conseguenze che ormai ben conosciamo. Per questo, la Russia chiede lo svolgimento di un'indagine indipendente, che possa appurare meglio quanto accaduto. L'Occidente, però, sembra determinato a rimanere sordo a questa versione dei fatti.

Come nel 2013
Quanto sta accadendo oggi, per certi versi, sembra un déja-vu. Perché qualcosa di simile avvenne già nel 2013, quando Barack Obama fu vicinissimo a dichiarare guerra ad Assad, accusato di aver utilizzato armi chimiche contro i civili. Allora, fu solo l'intervento diplomatico della Russia, che si assicurò che l'alleato dismettesse tutti gli armamenti chimici a sua disposizione, a salvare il mondo dall'escalation. Anche allora, l'Occidente fu fin da subito certo delle responsabilità dirette del regime siriano nella vicenda, ma, come oggi, da Damasco opponevano una versione diversa. Versione che è rimasta largamente minoritaria, ma che ha ricevuto l'avallo dell'inchiesta di un giornalista di fama mondiale: il premio Pulitzer Seymour Hersh.

Di chi era il sarin?
Secondo Hersh, l'accusa a Damasco dell'amministrazione Obama è in realtà priva di fondamento. A usare il gas sarin, infatti, sarebbero stati i ribelli. Hersh, in particolare, utilizzò un rapporto dell'intelligence britannica secondo cui il sarin utilizzato nell'attacco non proveniva dalle scorte del regime. Non solo: il giornalista parlò anche di un presunto accordo segreto, raggiunto nel 2012, tra l'amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad in modo che gli Stati Uniti potessero invadere e rovesciare Assad. In base a tale accordo, spiegò, i finanziamenti venivano dalla Turchia, dall'Arabia Saudita e dal Qatar, mentre la CIA, con il sostegno del MI6, aveva l’incarico di prendere armi dagli arsenali di Gheddafi in Siria. In effetti, diversi rapporti indipendenti sostengono che la Libia di Gheddafi possedeva tali scorte, e anche che il Consolato degli Stati Uniti a Bengasi, in Libia, controllava una «via di fuga» per le armi confiscate al regime di Gheddafi verso la Siria attraverso la Turchia.

Cosa c'entrava Hillary Clinton?
Della vicenda parla anche Eric Zuesse nel rapporto pubblicato su Strategic Culture, concentrandosi in particolare sul presunto ruolo dell'allora segretario di Stato Hillary Clinton in questa controversa vicenda. La fonte primaria è sempre il lavoro di Hersh, che, in un'intervista ad AlterNet, fece riferimento anche all'ambasciatore Usa in Libia Christopher Stevens, morto nell'assalto di Bengasi: «L'unica cosa che sappiamo è che [la Clinton] era molto vicina a Petraeus che era il direttore della CIA in quel periodo… non è fuori dal giro, lei sa quando ci sono operazioni segrete. Dell’ambasciatore che è stato ucciso, [sappiamo che] era conosciuto, da quanto ho capito, come qualcuno che non sarebbe stato coinvolto con la CIA. Ma come ho scritto, il giorno della missione si stava incontrando con il responsabile locale della CIA e la compagnia di navigazione. Egli era certamente coinvolto, consapevole e a conoscenza di tutto quello che stava succedendo. E non c’è modo che qualcuno in quella posizione così sensibile non stesse parlando col proprio capo [Hillary Clinton], attraverso qualche canale».

Da dove arrivavano le armi chimiche?
Secondo Hersh, l’arma chimica non avrebbe potuto essere una dotazione standard dell’arsenale chimico siriano: tutte le prove disponibili – tra cui il fatto che coloro che hanno offerto il primo soccorso alle vittime non sono stati lesionati – indicano l’uso di sarin liquido, fatto in casa. Questa informazione sarebbe avvalorata dal sequestro di tali sostanze chimiche in Siria e in Turchia.

Perché proprio Assad?
Perché questa impellente necessità di rovesciare Assad? Nell'intervista, il giornalista premio Pulitzer spiega come non ci sia molto di cui stupirsi, visto che la politica statunitense è sempre stata contro il regime di Assad. Al punto che il suo partito, Bat'ah, sarebbe stato oggetto di un colpo di stato pianificato dalla Cia ma poi accantonato nel 1957. Questo non sarebbe, però, l'unico episodio del genere. Già nel 1949 la Cia sarebbe stata implicata nel rovesciamento del leader democraticamente eletto, «con lo scopo di consentire la costruzione di un oleodotto per il petrolio dei Saud attraverso la Siria verso il più grande mercato del petrolio, l’Europa; e la costruzione del gasdotto iniziò l’anno successivo».

La politica Usa (e saudita) in Siria
Hersh prosegue: «Ma poi c’è stato un susseguirsi di colpi di stato siriani (innescati dall’interno anziché da potenze straniere (nel 1954, 1963, 1966, e, infine, nel 1970), che si sono conclusi con l’ascesa al potere di Hafez al-Assad durante il colpo di stato del 1970. E l’oleodotto trans-arabico a lungo pianificato dai Saud non è ancora stato costruito. La famiglia reale saudita, che possiede la più grande azienda mondiale di petrolio, l’Aramco, non vuole più aspettare». Per il giornalista, Obama sarebbe dunque il primo presidente degli Stati Uniti ad aver seriamente tentato di realizzare il tanto vagheggiato «cambio di regime» in Siria, «in modo da consentire la costruzione attraverso la Siria non solo dell’oleodotto trans-arabico dei Saud, ma anche del gasdotto Qatar- Turchia che la famiglia reale Thani (amica dei Saud), che possiede il Qatar, vuole che sia costruita lì».

Le alleanze
Una prospettiva che sembra chiarire le altrimenti oscure dinamiche della guerra siriana, soprattutto considerando le alleanze: «Gli Stati Uniti sono alleati con la famiglia Saud (e con i loro amici, le famiglie reali del Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Oman). La Russia è alleata con i leader della Siria – così come in precedenza lo era stata con Mossadegh in Iran, Arbenz in Guatemala, Allende in Cile, Hussein in Iraq, Gheddafi in Libia, e Yanukovich in Ucraina (tutti rovesciati con successo dagli Stati Uniti, ad eccezione del partito Baath in Siria)».

Oggi come allora?
Una vicenda certamente complicata, nella quale rimangono diversi punti oscuri. Eppure, l'inchiesta di Hersh è attuale almeno per una ragione: oggi come allora, si dà per scontata una verità che è tutto fuorché dimostrata. Forse, per perseguire interessi molto lontani dal potersi considerare «umanitari».

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