MA ANCHE IN ITALIA IL PARLAMENTO NE DISCUTE

L'isteria «fake news» colpisce anche Angela Merkel (e c'era da aspettarselo)

L'isteria «fake news» approda anche in Germania, dove il governo di Angela Merkel ha presentato un disegno di legge molto controverso per scovare (ed eliminare) le «bufale» sui social

La cancelliera tedesca Angela Merkel. (© EPA/BERND WUESTNECK)

La cancelliera tedesca Angela Merkel. (© EPA/BERND WUESTNECK)

BERLINO - Tra i Paesi in prima linea nella lotta contro le «fake news» c'è anche la Germania di Angela Merkel. E non c'è molto di cui stupirsi, visto che la Cancelliera, secondo BuzzFeed (lo stesso portale che diffuse il dossier bollente su Trump a proposito di sex affairs e rapporti con la Russia), sarebbe già stata una vittima di una «tempesta di bufale». In Germania, oltretutto, si è anche sventolata la minaccia di possibili interferenze (indovinate? Russe, ovviamente) nelle prossime elezioni: la prudenza, insomma, per Frau Merkel non è mai troppa. 

Il disegno di legge del Governo tedesco
Il social di Mark Zuckerberg, da parte sua, si è già attivato. Qualche mese fa si è infatti saputo che Facebook si sarebbe alleato con  il collettivo no profit di Berlino Correctiv, per sottoporre a fact cheching i contenuti «sospetti» segnalati dagli utenti. Il solerte impegno «anti-bufale» non arriva però solo dalla piattaforma online, ma anche dalla politica. Il Governo tedesco ha infatti approvato un disegno di legge, che dovrà essere giudicato dal Parlamento entro l'estate, per punire i social che non rimuovono tempestivamente contenuti falsi o «di odio» segnalati dai fruitori. Facebook e Twitter avranno dunque un periodo di tempo compreso tra le 24 ore e i 7 giorni per prendere provvedimenti, a seconda del grado di «gravità» dell'infrazione, pena multe salatissime: fino a 50 milioni di euro.

Propaganda d'odio e fake news
La Germania, si sa, quanto al tema della propaganda d'odio è molto sensibile, a causa del fardello del suo passato nazista. Già di per sé l'argomento è controverso, perché la necessità di proteggere persone o gruppi dall'essere bersagli di intolleranza si scontra però con il principio della libertà d'espressione. Quando poi si entra nel campo delle «fake news», le contraddizioni aumentano. Soprattutto se il censore del web deve essere Faceook. Ci si chiede infatti quale legittimità possa avere il giudizio di un dipendente del social network, nella grande maggioranza dei casi totalmente privo di competenze giuridiche o scientifico-giornalistiche. Qui, il confine da tracciare è tra il riconoscimento dell'informazione tendenziosa e la censura.

Chi giudica? Non l'autorità giudiziaria (salvo eccezioni)
Ed è questo, forse, l'elemento più controverso dell'intero progetto di legge: e cioè che l'autorità giudiziaria venga interpellata soltanto nel caso in cui l'autorità amministrativa voglia multare il social network per la diffusione di un contenuto considerato illecito. Per il resto, a decidere ciò che si può dire da ciò che non si può dire sarà il colosso di Mark Zuckerberg, su segnalazione degli stessi utenti. Con il rischio concreto di rendere una valutazione soggettiva un motivo sufficiente per censurare un contenuto.

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Fake news, tra i fatti e le interpretazioni
Senza contare che le multe salatissime potrebbero spingere i provider ad utilizzare criteri molto «ampi» per decidere ciò che è «illecito», e a preferire la via della rimozione del contenuto quando sussite il dubbio. Il che è naturalmente molto pericoloso. Perché, se sui fatti è più facile (anche se non sempre) distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, altra questione è quella dell'interpretazione degli stessi: un campo dove, evidentemente, la categoria di «verità» non è applicabile. Le interpretazioni spesso risentono di un preciso background culturale, politico e ideologico: e quando l'etichetta di «fake news» viene appiccicata su queste ultime, il rischio è quello di censurare una visione del mondo a favore di un'altra, più accreditata solo in quanto mainstream. Impedendo all'utente di formarsi un'opinione dopo aver avuto accesso a voci diverse, affidandosi al proprio senso critico.

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Anche in Italia un progetto di legge simile
L'iniziativa non è solo tedesca. Anche in Italia è in discussione al Senato un disegno di legge sulla «prevenzione della manipolazione dell'informazione online», che non solo alza le ammende e va a punire con la carcerazione la diffusione di «voci o notizie false, esagerate o tendenziose che possano destare pubblico allarme» o «recare nocumento agli interessi pubblici», o ancora «fuorviare settori dell'opinione pubblica». Anche la normativa italiana, infatti, tramuterà i provider in abritri del web, perché dovranno per legge monitorare i contenuti degli utenti e rimuoverli se non attendibili. Su che criteri deciderranno di tale attendibilità, naturalmente, non è dato sapere.