Manifesti che ritraggono Putin e Kadirov a Grozny, in Cecenia. (© ANSA/LUCIA SGUEGLIA)

Intanto l'Isis insanguina la Cecenia. E l'Occidente tace

Qualche giorno fa un attacco rivendicato dall'Isis ha ucciso 6 soldati russi in Cecenia, covo di jihadisti e foreign fighters nel cuore della Federazione russa. Nessuno, o quasi, ne ha parlato

MOSCA - Una delle ragioni che spiegano la risolutezza di Vladimir Putin nella lotta contro lo Stato islamico - risolutezza spesso non condivisa dall'Occidente - risiede in una regione situata nel cuore della Federazione russa, dove da tempo il fanatismo islamico attecchisce con facilità: la Cecenia. Che fu patria di due violente guerre per l'indipendenza tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000, entro la cui cornice l'insurrezione assunse, nel tempo, gli spaventosi caratteri del terrorismo jihadista.

L'attacco che ha ucciso 6 soldati russi
Un'ulteriore dimostrazione del fatto che le preoccupazioni di Putin abbiano un fondamento è giunta qualche giorno fa, quando, nel villaggio di Naurskaya, a nord-ovest della capitale Grozny, sei soldati della Guardia nazionale russa sono stati uccisi in quello che la stampa russa ha definito chiaramente un attacco islamista. Secondo il numero uno della Guardia Nazionale Viktor Zolotov, non ci sarebbero state vittime fra i civili. I criminali avrebbero avuto armi da fuoco e munizioni, e nei corpi di due di loro sarebbero state rinvenute 2 cinture esplosive da kamikaze. L'attacco è stato poi rivendicato puntualmente dallo Stato Islamico. 

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Il silenzio dell'Occidente
Un episodio drammatico ignorato dalla gran parte dei media occidentali, che si dimostrano giustamente pronti a esprimere solidarietà quando ad essere colpita è l'Europa, ma non altrettanto solerti quando l'obiettivo è una remota repubblica della Federazione russa. Pur sapendo che il segnale non è affatto da sottovalutare, visto che quel territorio rappresenta un vero e proprio covo di foreign fighters e jihadisti. 

Cecenia, dal terrorismo laico...
Non a caso, il capo del Cremlino ha immediatamente convocato una riunione urgente del Consiglio della Sicurezza russo per discutere della vicenda. In effetti, il problema del fanatismo islamico è particolarmente pressante per la Russia e affonda le proprie radici a prima degli anni Duemila. L'estremismo ceceno si radicò in quella terra durante la prima guerra cecena (1994-6), quando si affermò la figura di Shamil Basaev, che, dopo aver avuto la famiglia sterminata da una bomba russa, abbracciò ufficialmente la via terroristica.

... a quello islamista
I contatti con Al Qaeda sono giunti più tardi, quando fondò la Brigata Islamica Internazionale, invase il Dagestan, ruppe gli accordi con Mosca e provocò l'inizio della seconda guerra cecena. Dopo la sua morte, la sua eredità è stata raccolta da Dokka Umarov, in seguito soprannominato il «Bin Laden della Russia», che mirava non solo all'indipendenza della Cecenia, ma anche a stabilire la Sharia nella regione. Nel 2007, ben in anticipo rispetto alle mosse di Daesh, Umarov proclamò in quel territorio la nascita di un Califfato.

2.500 russi in Siria
Ecco perché la Russia in generale, e la Cecenia e in particolare, considerano l'Isis un nemico temibile e pericoloso. In effetti, due giorni prima rispetto all'uccisione dei soldati russi, Valery Semerikov, segretario generale dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), ha riferito la presenza di ben 2.500 cittadini russi in Siria.

Timori fondati
Il timore è che, ora che Daesh arretra sul campo, quelle migliaia di foreign fighters facciano bellicosamente ritorno in Russia, con conseguenze potenzialmente disastrose. Lo Stato Islamico pare essersi già infiltrato nel Caucaso, ma la situazione, almeno fino all'attacco di qualche giorno fa, pareva sotto controllo.

Una terra sensibile al fanatismo
In effetti, l'insurrezione islamista che ha interessato quel territorio tra gli anni '90 e gli anni 2000 sembrava essere stata in gran parte sconfitta. Ciò non toglie che la Cecenia rimanga una terra dove il fanatismo islamico attecchisce con facilità. La storia lo insegna. Quella terra è stata devastata da attentati terrificanti, come quello che stroncò 186 bambini nel settembre 2004, quando gli uomini di Basaev fecero irruzione nella scuola di Beslan nel giorno dell'inaugurazione dell'anno scolastico. Dalla Cecenia provenivano poi Tamerlan e Dzhokar Tsarnaev, i due fratelli che il 15 aprile 2013 piazzarono due bombe a Boston, durante la maratona, uccidendo tre persone e ferendone quasi 300. Non è forse un caso che i wahabiti dell'Arabia Saudita si siano prodigati a finanziare l'apertura di moschee su quel territorio. La battaglia contro l'estremismo islamico, insomma, giunge fino alle porte della Russia. E anche oltre.

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