IL PRIMO CAPO DELLO STATO CACCIATO CON PROCEDURA LEGALE

Corea del Sud, la Corte Costituzionale depone la presidente

Park Geun-hye è stata la prima presidente donna della Corea del Sud. E, da oggi, è anche il primo capo dello stato di Seoul a essere destituito.

SEOUL - Park Geun-hye è stata la prima presidente donna della Corea del Sud. E, da oggi, è anche il primo capo dello stato di Seoul a essere destituito. La Corte costituzionale ha infatti confermato l'impeachment che era stato decretato il 9 dicembre scorso dall'Assemblea nazionale sull'onda dello scandalo che ha travolto il sistema politico ed economico del Paese asiatico e che verte attorno alla controversa figura di Choi Soon-sil, un'amica di lunga data della presidente legata a un culto sciamanico. Sono 13 i capi d'accusa mossi contro Park. Eccone i principali.

Attentato alla democrazia 
Tra il 2013 e il 2016 un collaboratore di Park ha sistematicamente trasmesso a Choi documenti confidenziali sulle nomine ai più alti livelli, sulle riunioni del governo, sulle visite estere e sui rendez-vous diplomatici sia "su istruzione di Park sia a causa della sua negligenza. Choi dava spesso istruzioni o correggeva i documenti in questione. Per il suo ruolo, la stampa ha spesso parlato di «Rasputin sudcoreana» o «presidente ombra».

Abuso di potere
Negli anni Park ha nascosto il ruolo che Choi aveva assunto, creando un sistema «di equilibrio di poteri inefficaci». La presidente «ha abusato del suo potere presidenziale a favore di Choi e dei suoi profuitti personali in violazione della costituzione, delle leggi sulla funzione pubblica e del codice etico sulla funzione pubblica», ha detto la Corte.

Violazione diritti di proprietà
Park ha costretto i «chaebol», conglomerati industriali, a partire da Samsung e Lotte, tra i principali del paese, a mostrarsi generosi nei confronti delle fondazioni di Choi. Ha inoltre influito sulle decisioni manageriali di gruppi come Hyundai e KT per firmare contratti lucrosi a società controllate da Choi.

Violazione della libertà di stampa
Secondo l'Assemblea nazionale, la presidenza ha minacciato un giornale, Segye Ilbo, di inviare inchieste fiscali e avviare indagini giudiziarie. Si tratta di una testata che condusse inchieste su Choi. Il proprietario è stato costreetto alle dimissioni. Quest'accusa, tuttavia, non è stata confermata dalla Corte costituzionale.

Attentato alla dignità
La presidente è rimasta nella sua residenza nelle prime ore dopo la tragedia del traghetto «Sewol» nel quale morirono 304 adolescenti, nonostante avesse il dovere di proteggere i cittadini con «sincerità». Anche quest'accusa, che portò alla destituzione dell'Assemblea nazionale, non è stata confermata dalla Corte costituzionale.

(Fonte Afp)

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