Il presidente Usa Donald Trump (© EPA/Olivier Douliery / POOL)

UN PRESIDENTE MATTO CAMBIERÀ IL MONDO?

Donald Trump e il Quadrato di Watzlawick: la rivoluzione americana che non riusciamo a percepire

Il discorso del presidente Usa al Congresso è stato dirompente, per molti aspetti senza precedenti nella storia. Gli Usa vanno verso un'isolamento totale, in cui lo stesso concetto di denaro sarà diverso da quello che esiste, da millenni, in tutto il mondo

WASHINGTON - E’ necessario andare al di là dei ferrei schemi interpretativi per comprendere il pensiero di Donald Trump: un uomo che, giorno dopo giorno, appare sempre più sorprendente. Partiamo da lontano, ovvero da Paul Watzlawick e da suo celebre, ed enigmatico, quadrato.

Paul Watzlawick, un genio senza tempo
Paul Watzlawick è stato uno psicologo e filosofo statunitense, nato in Austria, eminente esponente della Scuola di Palo Alto. Inizialmente di formazione psicoanalitica junghiana, successivamente fu tra i fondatori e tra i più importanti esponenti dell'approccio sistemico. Lavorò a lungo al Mental Research Institute. La sua opera, molto discussa in ambito accademico, e fomosissima in tutto il mondo, ebbe sempre un taglio vagamente giocoso, vagamente surreale. Si occupò di tutto e di più, ma in particolar modo ebbe modo di studiare la cosiddetta «pragmatica della comunicazione umana». Non c’è spazio per riassumere la sua opera monumentale, ma porterò ad esempio un celebre gioco, conosciuto come «Quadrato di Watzlawick». Provate a risolverlo anche voi.

Il problema di base
Ci sono 9 punti su un piano disposti in una griglia quadrata 3×3. Il problema consiste nel disegnare una linea spezzata formata da 4 segmenti che passi attraverso tutti i nove punti. La linea deve attraversare ogni punto una sola volta. 

Il quadrato di Watzlawick non risolto

Il quadrato di Watzlawick non risolto (© DiariodelWeb.it)

Se siete riusciti a risolvere l’enigma siete parecchio bravi. Molti di voi, quasi tutti, invece saranno incorsi in un «errore» classico: hanno tracciato dei segmenti che sono rimasti all’interno del quadrato. Come si vede dall’immagine due infatti, la soluzione sta nella rottura degli schemi mentali, perché una retta fuoriesce dal limite, ipotetico, della figura. Paul Watzlawick non fu un matematico, ma un filosofo, e con questo «semplice» gioco volle dimostrare che la soluzione a problemi complessi si può trovare solo andando al di là della percezione comune, quella dettata da schemi mentali fortemente strutturati. Tutti gli estimatori del grande filosofo,perdoneranno questa semplificazione del suo pensiero, ma ci serviva per introdurre il ragionamento che segue nelle prossime righe, inerente il discorso con cui il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato senza parole non solo il suo Paese, ma il mondo. Aggiungo, per chiarezza, che tale esempio non vuole esprimere in alcun modo la valutazione che Paul Watzlawick avrebbe delle vicende statunitensi nonché del neo presidente. Da come l’ho conosciuto attraverso gli studi che ho avuto il piacere di approfondire, egli avrebbe espresso un giudizio sicuramente alineare.

Il quadrato di Watzlawick non risolto

Il quadrato di Watzlawick non risolto (© DiariodelWeb.it)

Il discorso di Trump
The Donald è pazzo: questo ormai è chiaro. Ma non in senso spregiativo, bensì in senso basagliano. In altri tempi sarebbe stato rinchiuso in un manicomio e avrebbero gettato via la chiave della sua cella. Il suo discorso ha echi roosweltiani e kennediani, ma i più si limitano a farne una caricatura. Peccato. Il presidente statunitense ha detto due cose importanti. La prima: farà il taglio di tasse più importante della storia, giungendo a definirlo «epocale». Secondo: porterà avanti la più grande operazione di spesa pubblica in deficit spending della storia statunitense. Per lui non importa che con i soldi pubblici si costruiscano carri armati, missili atomici o ponti: lui vuole solo spendere soldi pubblici. Il più possibile. Ha promesso un aumento dei salari e di investire mille miliardi di dollari. Per fare contenti i contestatori che lo accusano di essere lontano mille miglia da ogni razionalità economica ha promesso che cancellerà l'Obamacare: si tratta ovviamente di uno specchietto per le allodole, perché anche se così fosse i denari risparmiati sarebbero solo pochi spiccioli rispetto quanto vuole fare.

La fine del valore della carta moneta
Per entrare nella ratio del discorso di Donald Trump si deve approcciare la soluzione del quadrato di Watzlawick. Il presidente statunitense sta rompendo tutti gli schemi percettivi inerenti due concetti fondamentali dell’umanità, almeno per come la conosciamo da 3500 anni: denaro e debito. Ovvero due entità morali, come spiega l’antropologo David Graeber, che godono della loro materialità sacra solo grazie ad un incantesimo che l’essere umano, dal tempo dei sumeri in poi, porta avanti. The Donald, che è pazzo, rompe questo incantesimo, almeno a parole. Perché è materialmente impossibile fare il più grande taglio della storia di tasse e poi investire mille miliardi di dollari per costruire ponti, strade, muri e missili. Trump, quindi, porta avanti la seconda fase della rivoluzione monetaria iniziata con Nixon, quando nel 1971 sganciò il valore del dollaro da quello dell’oro, restringendo quindi il valore, materiale e filosofico, della carta moneta al puro incantesimo. Probabilmente questa analisi è perfin troppo alta per la mente del presidente statunitense, ma la realtà delle cose è questa, innegabile. Inoltre si spiegherebbe anche l’annuncio dell’ennesimo super riarmo, perché da decenni gli Usa inondando il mondo con i loro dollari, carta straccia il cui unico valore intrinseco risiede nella potenza militare del paese più armato del mondo, a cui nessuno può permettersi di dire no.

Due visioni del mondo: Europa contro Usa
Estremizzando il concetto, Donald Trump sta portando avanti una politica economica ultrakeynesiana, sganciata da qualsiasi valore. Una vera follia, un esperimento senza precedenti. Da queste parole, pericolose perché potrebbero condurlo alla fine che fu riservata a John Fitzgerald Kennedy nel peggiore dei casi, o a Richard Nixon nel migliore, si comprende anche la portata dello scontro che vi è, e sempre più vi sarà, con l’Europa. Nel nostro continente il paradigma economico, culturale e filosofico, è esattamente l’opposto di quanto dice il presidente Usa. Dalle nostre parti il mito dell’austerità di bilancio pone il denaro all’interno di un recinto molto più solido, i cui confini sono netti. Regole come il fiscal compact o i parametri di Maastricht, per citarne solo due, agganciano il valore della carta moneta alla materialità del bilancio di un Paese. Nella storia generalmente il denaro è sempre stato ancorato a un bene fisico, di solito era l'oro. Ma soprattutto, nel momento in cui il Quantitative Easing - fortemente voluto da Mario Draghi – verrà meno, a causa delle inspiegabili spinte inflazionistiche, allora il keynesismo stesso si potrà considerare, in Europa, totalmente illegale.

La schizofrenia dei nostri tempi
Saremo quindi all’interno di un contesto globale totalmente schizofrenico: la super potenza statunitense avrà un’economia chiusa, o quanto meno tenterà di averla, in cui la carta moneta avrà il valore della carta straccia: sarà stampata a tambur battente per sostenere spesa pubblica e taglio delle tasse. Ma non sappiamo quale reazione ciò possa avere: potrebbe perfino trattarsi della fine del capitalismo stesso. E dall'atra parte vi sarà l’Europa, ferma a regole monetariste ferree, in cui il denaro sarà riconducibile e della quantità finite di «cose». Non un euro di più, non un euro di meno. Questa, al di là delle polemiche inerenti le dichiarazioni di Trump su Messico e immigrati, nonché sull’Obamacare, è la vera «rivoluzione» del presidente statunitense: costruire uno stato, gli Usa, ermeticamente chiuso, in cui il denaro assume un valore, e una concezione fisolosofica e morale, senza precedenti.

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