Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis con il ministro dell'Economia italiano Pier Carlo Padoan (© ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI)

Italia sempre sotto minaccia, dalla Ue umiliazione perpetua

Italia rimandata a maggio. In Europa vogliono una manovra lacrime e sangue, nessuno in Italia riesce a tener testa alla deriva europea

ROMA - Come un eterno studente ripetente che non riesce a prendere la sufficienza, l'Italia è stata rimandata a maggio dalla Commissione Europea. E' arrivato poche ore fa l´annuncio ufficiale attraverso il «Rapporto sul debito», ovvero un cahier des doleances in cui vengono enunciati pubblicamente tutti i peccati capitali di cui siamo colpevoli. Ovviamente i toni sono colpevolizzanti ma, al contempo, i burocrati europei della Commissione Europea sottolineano la loro immensa magnanimità: «Già da oggi ci sarebbe da aprire una procedura per debito eccessivo», ha dichiarato il vicepresidente Dombrovskis, ma «sono stati presi in considerazione gli impegni del governo. Di conseguenza la decisione se raccomandare o no l'avvio di un procedura sarà presa solo in base alle previsioni economiche che si faranno nell'aprile del 2017, tenendo conto dell'attuazione degli impegni di bilancio assunti dalle autorità italiane. Per quella data l'Italia dovrà essersi mossa in modo credibile».

Austerità per sempre
Si tratta quindi della sempre eterna ricetta che prende il nome di «Austerità». Un dogma sempre più contestato a livello globale, ma che trova ancora molti adepti in Europa. Il vice presidente ha poi rincarato la dose, brutalmente, ricordando che il fenomeno migratorio di massa che ha investito l'Italia, nonché il terremoto che continua a flagellare il Centro Italia, non possono essere considerati quali emergenze e quindi «sono stati completamente ignorati per questa valutazione». L'Europa di Ventotene, dei popoli, dell'amicizia e della cooperazione mai come oggi rappresenta solo una forma retorica, per altro frustrata e senza senso. L'Europa di oggi funziona come una latteria, in cui ci sono dei conti da tenere in ordine a qualunque costo. I continui richiami che il nostro paese subisce, per altro espressi con toni sempre più umilianti e brutali, manifestano giorno dopo giorno l'intolleranza verso qualsiasi forma di indipendenza. Si tratta di un inesorabile processo di conquista che viene portato avanti con l'artiglieria della partita doppia, dietro cui si nascondono i manifesti interessi di interessi privati, ingolositi dal patrimonio pubblico del nostro paese: quel che rimane. Infatti, il meta messaggio che i burocrati dell'Unione Europea portano avanti è semplicissimo: avete un debito? Vendetelo e privatizzate tutto.

"Italia mina vagante"
Per ottenere questo, non vengono lesinate le minacce: «Tutte le opzioni sono aperte – ha aggiunto Dombrovskis – incluso ovviamente il braccio correttivo della procedura per gli squilibri macro economici. L'alto debito pubblico e dinamiche di debole produttività comportano rischi di rilevanza transfrontaliera. Data la sua importanza sistemica, l'economia italiana è una fonte di potenziali effetti negativi nel resto della zona euro». Traducendo: l'Italia è una mina vagante per l'Europa dei ricchi che non vogliono perdere il loro strapotere. Il governo deve fare esattamente quello che gli diciamo, senza esitare.

(S)vendere tutto
La Commissione, per salvare le apparenze, ha bacchettato anche la Germania per il suo perpetuo deficit commerciale, ma con ben altri toni. Il Ministro Schaeuble, con la consueta grazia che lo contraddistingue, ha ripetuto che tale surplus è dovuto al Quantitative Easing che Mario Draghi impone all'Europa: sconcertante. Come al solito il ministro Padoan ha tentennato nella risposta, ammettendo che una manovra è necessaria, ma che in ogni caso si tratterà di un intervento «contenuto». Si tratta ovviamente di un resa senza condizione, dettata anche dall'altro capo della tenaglia che sta ormai circondando l'Italia: lo spread, ormai stabilmente sopra quota duecento. Si sta quindi riproponendo la stessa dinamica che fece cadere il governo di Silvio Berlusconi nel 2011. A poco serviranno le prossime elezioni: all'orizzonte non si vede nessuna forza politica in grado di tenere testa alla visione totalitaria dei burocrati europei. 

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