La leader del Front National Marine Le Pen (© ANSA)

Marine Le Pen, la voce dei nuovi Miserables che vincerà al grido: «La Francia ai francesi»

Lavoro, confini e stato sociale. Un tempo si chiamava "destra sociale", oggi valgono nuove regole di marketing linguistico: «Non siamo di destra o di sinistra: siamo con i francesi»

PARIGI - Sconfiggere la doppia minaccia totalitarista che imperversa: la finanza e l’islam radicale. Sono le parole di Marine Le Pen, candidata per il Front National alle prossime elezioni presidenziali francesi. Di fronte ad una platea viva e reattiva ha fatto un discorso da capo di stato in pectore - la donna è dotata di una straordinaria capacità empatica - tenendo dritta la barra sul patriottismo economico ma sfumando alcune asprezze di una proposta che, in altri anni, sarebbe stata classificata come «destra sociale». I tempi cambiano e il marketing linguistico impone codici neutri: ma la sostanza rimane.

Il lavoro in Francia
La candidata di destra rimane ancorata ad una visione novecentesca, dove a creare la dignità dell’essere umano è il lavoro. Almeno questo si evince dalla lettura del suo programma economico, dove spicca l’assenza del mantra «reddito di cittadinanza». Non a caso la candidata del FN sta attraendo voti dalla classe lavoratrice francese in massa, quella rimasta orfana del benessere abbattuto dalla globalizzazione finanziaria che imperversa da tre decenni. Contro di lei, ovviamente, sta crescendo la canea del binomio indissolubile composto da potere finanziario e mediatico. E poco importa che le sue idee siano sempre più strutturate e solide: tacciata del solito «populismo», si tenta di rinchiudere la sua ascesa dentro il recinto di un fenomeno che dà voce alla turba.

La voce dei nuovi "Miserables"
Marine Le Pen, chiediamo scusa se il parallelo può apparire dissacrante, è la voce dei nuovi "Miserables». Non a caso ieri ha citato il grande Victore Hugo, di cui è fiera appassionata, con un passo fortemente nazionalista: «Nous n’avons pas encore fini d’être français», tratta da «L’anno terribile», una raccolta di poesie del 1872. Hugo, morto nel 1885, è stato per decenni simbolo della sinistra francese: durante le elezioni del 2012 se lo contendevano a suon di citazioni Hollande e Melanchon, oggi entrambi detestati dalla classe operaia francese che, tra le altre cose, chiede a gran voce una cosa a Marine Le Pen: cancellare per sempre la sinistra espressione del sistema finanziario. Cosa che le sta riuscendo.

Rottura, ma con giudizio
Uscire, ma non del tutto dalla Nato, dall’Europa, dazi in entrata, deficit spending nel primo anno di governo per rilanciare investimenti pubblici e abbassare la pressione fiscale sui nuovi investimenti. Il programma economico si articola su 144 punti che mischiano protezionismo e stato sociale, liberismo e investimenti pubblici. Un progetto articolato, credibile e sostenibile, che taglia la lingua a coloro che si rifugiano dentro sgangherati e vuoti cliché privi di critica materialista.

«Non siamo né di destra né di sinistra, siamo con il popolo»
La signora Le Pen cede sul campo della retorica post ideologica – «non siamo né di destra né di sinistra, siamo con il popolo», slogan che utilizza dal 2013 – ma adotta un progetto di governo realmente alternativo. Fuori dell’euro, fuori da Schengen, fuori dalla Nato ma non del tutto, dietrofront sulla reintroduzione della pena di morte, dazi ma senza esagerare per far ripartire la produzione industriale francese e aumentare lavoro e salari. Il fuoco del programma di governo è quindi uno solo: la Francia, intesa come struttura sociale complessa, ai francesi. Sulla candidata del Front National si abbattono, come detto, critiche, ma anche sorprendenti encomi, che fanno un po' paura, dato che si tratta di voci che da decenni sostengono un’ideologia geometricamente opposta, nonché egemonica, a quella di Marine Le Pen.

Aperture di credito dal sistema
Mario Deaglio, economista di punta del gruppo editoriale Elkann-De Benedetti, marito della nota amica del popolo Elsa Fornero, sulle colonne de La Stampa si cimenta in un'equilibrismo spericolato. Fatta la doverosa premessa sul «populismo» - lemma il cui significato al momento è un mix tra ignoranza, fascio comunismo, amici di Putin e Trump, cavernicoli, gente che non sa articolare il participio passato e non beve vino barricato – critica l’economia globalizzata e apre una piccola nota di credito a Marine Le Pen. Infatti il populismo del FN viene aggettivato e diventa «nuovo». Par di capire, moderato, ovvero più gradevole per le élites finanziarie. Vale la pena di leggere tutta l’analisi dell’economista torinese per capire quali siano le speranze del sistema.

Deaglio: I «144 impegni» non sono una serie di slogan ma l’abbozzo di un programma coerente
«Il documento di ieri ha subito «limature» rispetto a precedenti versioni parziali" scrive Deaglio. "Non propone più il ritorno della pena di morte ma l’ergastolo «perpetuo», ossia senza possibilità di «sconti»; invece di un aumento di 200 euro al mese dei salari più bassi, indica più vagamente un «aumento del potere d’acquisto»; invece di «uscita dall’euro» si parla di «reintroduzione di una moneta nazionale». L’abbinamento della moneta nazionale con l’introduzione di un’imposta del 3 per cento sulle importazioni, dovrebbe finanziare la reindustrializzazione della Francia come ha dichiarato il deputato europeo Bernard Monod, portavoce economico del Front National; il tutto nel quadro di un «patriottismo economico» che favorirebbe sia l’assunzione di lavoratori francesi da parte delle imprese sia l’aumento dei salari più bassi. Tutto ciò mostra che i «144 impegni» non sono una serie di slogan e rivendicazioni, bensì l’abbozzo di un programma coerente; un programma che potrebbe anche funzionare nel breve periodo ma a un alto costo economico».

Più lavoro ma beni più cari
Dice ancora Deaglio: "In estrema sintesi, dietro al muro dei dazi doganali e delle altre misure nazionaliste, i francesi nel loro insieme avrebbero maggiori occasioni di lavoro – anzi, dovrebbero, in definitiva, lavorare di più – e minori occasioni di acquisti convenienti. Con importazioni più care, infatti, tutti i beni collegati alla globalizzazione, dall’abbigliamento all’elettronica, sarebbero più cari a causa dei dazi doganali (probabilmente destinati ad aumentare nel tempo). L’«aumento del potere d’acquisto» funzionerebbe solo in una prima fase e sarebbe successivamente seguito da una sua diminuzione. Votando per il Front National, i francesi si accontenterebbero di un uovo oggi rinunciando a una gallina domani. Non basta, però, demonizzare Le Pen come non è bastato demonizzare Trump, né ci si può illudere che la globalizzazione risolva tutti i problemi. Precisamente perché non si tratta soltanto di slogan, i «144 impegni» di Le Pen obbligano partiti democratici – in Francia, ma anche in Italia - a scendere sul piano dei fatti e delle politiche concrete».

L'Europa dei funzionari e dei regolamenti ha fatto il suo tempo
La chiosa è un’apertura di credito nella speranza di una normalizzazione centrata sul sempre vincente pragmatismo. «A livello di Unione Europea, chi è contrario a Le Pen deve riconoscere che l’Europa dei funzionari e dei regolamenti ha fatto il suo tempo. In nessun Paese europeo si vinceranno le prossime elezioni senza nuovi programmi e nuove visioni.  Torna alla mente il sempiterno «Se non puoi combattere il tuo nemico….».

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