Salvataggio Alitalia appeso al voto. Referendum per 12 mila dipendenti (© ANSA)

Salvataggio Alitalia, sul referendum per 12 mila dipendenti aleggia lo spettro Almavia

I lavoratori della sede romana della società di call center, nel dicembre scorso, bocciarono l'intesa raggiunta tra sindacati e azienda al Mise per risolvere la vertenza, che prevedeva tagli alle retribuzioni, con il risultato dell'avvio delle procedure di licenziamento per 1.660 dipendenti.

ROMA - Sul referendum Alitalia aleggia lo spettro Almaviva. I lavoratori della sede romana della società di call center, nel dicembre scorso, bocciarono infatti l'intesa raggiunta tra sindacati e azienda al Mise per risolvere la vertenza, che prevedeva tagli alle retribuzioni, con il risultato dell'avvio delle procedure di licenziamento per 1.660 dipendenti.
Ora tocca ai lavoratori dell'Alitalia esprimersi in un referendum sul preaccordo siglato giovedì scorso sempre al Mise tra azienda e sindacati che prevede, anche in questo caso, tagli alle buste paga. Le urne si apriranno giovedì ma già sale la tensione. Ieri Cub e Air Crew Committee hanno annunciato che costituiranno un «Comitato per il No», mentre l'Anp, la nuova formazione che rappresenta i piloti di Alitalia ha dichiarato oggi che darà indicazione di votare contro il preaccordo. «E' inaudito - ha spiegato il presidente Marco Veneziani - che dopo tutti i sacrifici fatti sia nel 2008 che nel 2015, con tagli sul costo del lavoro oltre il 40%, oggi ci sia ancora un accordo firmato e posto a referendum che prevede tagli non dell'8% sulle retribuzioni ma bensì del 30% annuo».

Decisi i criteri della consultazione
Anche i sindacati tradizionali di categoria appaiono timidi nel sostenere le ragioni dell'intesa e probabilmente non organizzeranno assemblee per spiegare ai lavoratori il preaccordo raggiunto con l'azienda. Oggi, al termine della riunione intersindacale che ha deciso i criteri della consultazione i sindacalisti hanno lasciato il tavolo scuri in volto e con poca voglia di parlare. Solo il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, si è fermato a conversare con i cronisti, spiegando che la sua organizzazione sindacale lascerà ai lavoratori la libertà di voto, perché «la situazione è molto complicata. Però ognuno davanti alla scheda inizierà a ragionare sul proprio futuro. Noi abbiamo fatto il possibile e ora la parola passa ai lavoratori». Il segretario deve anche affrontare una fronda interna, con il coordinatore del settore volo, Ivan Viglietti, ha annunciato il suo voto contrario. «La sua è una posizione espressa a titolo personale», si è affrettato a commentare Tarlazzi.

12.500 dipendenti chiamati al voto
La sensazione è però quella che più passa il tempo e più lo schieramento contrario all'accordo raggiunto al Mise, che prevede esuberi per 980 persone, che andranno in Cassa integrazione straordinaria e un taglio agli stipendi dell'8%, diventi via via più numeroso e che soprattutto si faccia sentire di più di coloro che invece dovrebbero sostenere l'intesa.
Il referendum partirà giovedì prossimo 20 aprile alle ore 6 e terminerà alla mezzanotte di lunedì 24 aprile, quindi cinque giorni in tutto, uno in meno di quanto si prevedeva all'inizio. Saranno allestiti 7 seggi in tutto: 5 a Fiumicino e uno a testa tra Malpensa e Linate. Nelle altre sedi le schede saranno raccolte dai delegati regionali. I dipendenti chiamati al voto sono 12.500, di cui 1.600 piloti. L'accordo con i sindacati sul nuovo Piano industriale viene giudicato dai soci della compagnia fondamentale per dare il via libera ai finanziamenti, che sono in tutto circa 2 miliardi di euro, di cui 900 milioni di nuova cassa.

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