LAGARDE CONTRO TRUMP

Fmi: «L'economia mondiale accelera, ma persistono rischi al ribasso»

La direttrice del Fondo Monetario Internazionale ha lanciato un messaggio positivo sulla crescita economica, ma ha anche sottolineato che alcuni rischi al ribasso derivano dall'incertezza politica Ue e dal protezionismo dell'era Trump

NEW YORK - Da Bruxelles Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, ha lanciato un messaggio rassicurante sulla crescita economica globale, ma allo stesso tempo ha lanciato un monito sui rischi ancora presenti e indirizzato un appello ai legislatori affinché agiscano per fare in modo che la crescita sia più inclusiva.

La "buona notizia" di Christine Lagarde
In vista dei lavori primaverili dell'istituto di Washington, al via la settimana prossima, Christine Lagarde ha una «buona notizia»: dopo sei anni di crescita deludente, l'economia mondiale sta accelerando con una ripresa ciclica che promette più occupazione, salari più alti e una maggiore prosperità futura. In particolare, nelle economie avanzate «l'outlook è migliorato con un'attività manifatturiera più forte».

L'economia mondiale sta accelerando
Secondo l'ex ministro francese delle Finanze, «questa ripresa è generalizzata tra i Paesi, Europa inclusa, anche se alcuni stanno ancora facendo i conti con un debito alto e una debolezza in determinate banche». Pur non essendo citata, l'Italia rientra in questa categoria. Lagarde è ottimista anche sul trend riguardante le economie emergenti, «che continueranno a contribuire a oltre tre quarti della crescita del Pil globale nel 2017».

I rischi al ribasso
Il numero uno del Fondo però avverte: «Ci sono chiari rischi al ribasso", quelli cioè che possono frenare la crescita nel breve termine. Tra di essi vengono citati «l'incertezza politica, inclusa quella in Europa» dove quest'anno ci saranno prima le elezioni francesi e poi quelle tedesche; «la spada del protezionismo che pende sul commercio globale», quest'ultimo difeso due giorni fa in uno studio redatto dall'Fmi insieme alla Banca Mondiale e all'Organizzazione mondiale del commercio; ci sono poi «condizioni finanziarie più stringenti nel mondo che potrebbero innescare fughe di capitali negative dalle economie emergenti e in via di sviluppo».

La produttività resta debole
A ciò, Lagarde aggiunge un trend caratterizzato da una produttività debole «che continua a frenare molto su una crescita solida e inclusiva soprattutto a causa dell'invecchiamento della popolazione, del rallentamento del commercio e di investimenti privati deboli sin dalla crisi del 2008». Il Fondo stima che se la crescita della produttività fosse tornata ad avere lo stesso passo pre-crisi, il Pil nelle economie avanzare sarebbe il 5% più alto di quello attuale: «Sarebbe come aggiungere all'economia globale un altro Paese con un Pil superiore a quello tedesco», dice Lagarde nel testo del discorso preparato per il suo intervento a Bruxelles.

Le richieste del Fmi ai governi internazionali
Il d.g del Fondo preme sui governi affinché agiscano in tre modi: sostenendo la crescita ponendo particolare enfasi sulla produttività; condividendo in modo più equo gli effetti positivi della crescita e cooperando attraverso framework multilaterali che «hanno funzionato bene nel mondo». Avanti dunque con il «giusto mix» di misure fiscali, monetarie e strutturali pensate ad hoc per ogni nazione. E per aumentare la produttività si punti sull'innovazione: «Se le economie avanzate aumentasero del 40% gli investimenti privati in ricerca e sviluppo, potrebbero fare salire il loro Pil del 5% nel lungo termine».

Lagarde attacca i nazionalismi
Secondo Lagarde inoltre «dobbiamo portare avanti le politiche che hanno dato molto al mondo. Allo stesso tempo, dobbiamo evitare passi falsi o autolesioni». Il motivo è semplice: «In un mondo iperconnesso, le politiche nazionali tendono ad avere conseguenze al di là dei rispettivi confini. In modo figurativo, ci troviamo tutti sulla stessa barca; ecco perché dobbiamo avere un approccio che incoraggia i Paesi a sostenere una cooperazione internazionale solida». No dunque ai nazionalismi. Anche su questo Donald Trump è avvertito.