PERICOLO FREXIT

Cosa si nasconde dietro la scelta della Repubblica Ceca di sganciarsi dall'euro

Praga ha deciso di sganciare la sua valuta dall'euro e si tratta di una scelta politica, non economica. La scelta della Repubblica Ceca č particolarmente rivelatrice e getta un'ombra sulle sorti dell'Ue

Il governatore centrale, Mario Draghi. (© ANSA)

Il governatore centrale, Mario Draghi. (© ANSA)

PRAGA – L'euro perde un altro pezzo. E l'Unione europea barcolla. La Repubblica Ceca ha deciso di sganciare la sua valuta dalla moneta unica, dopo tre anni di cambi fissi. Non si tratta di un mero calcolo economico, ma di una scelta dall'alta valenza simbolica. E' un'altra picconata al sacro tempio dell'Ue.

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Praga ha sganciato la sua moneta dall'euro
Praga ha deciso di sganciare la sua valuta dall'euro. Il governo della Repubblica Ceca ha seguito le orme della Svizzera, che per prima ha tagliato il cordone ombelicale con l'Unione europea a causa degli ingenti costi del cambio fisso. La decisione del premier ceco Bohuslav Sobotka, però, è molto diversa da quella di Berna, che ha cercato a lungo di tenere il franco a quota 1,20 euro, ma alla fine ha dovuto lasciar fluttuare la moneta per mero calcolo economico giacché stava dissipando tutte le sue risorse. Quella di Praga è una decisione politica e dall'alto valore simbolico. E' un'altra picconata al sacro tempio dell'Ue mentre è in corso la crisi più profonda e duratura della storia comunitaria.

Una scelta politica, non economica
Praga prende le distanze da Bruxelles e fa marcia indietro rispetto alla possibilità di adottare la moneta unica. Tre anni fa la Banca centrale ceca decise di introdurre il cambio fisso con l’ euro per controllare le fluttuazioni della propria valuta e quando il governatore centrale, Mario Draghi, imboccò la strada del quantitative easing mise in atto un ancoraggio artificiale per evitare le conseguenze negative degli stimoli monetari della Bce. L'economia della piccola tigre dell'Est, infatti, non aveva bisogno delle manovre espansive adottate nel cuore dell'Europa, dove la crisi la faceva da padrona. Il tasso di crescita del suo Pil è cresciuto nel 2016 del 2,3% a fronte dell'1,7% della media dell'Euzona.

Cosa rivela la scelta della Repubblica Ceca
Dal 2008 in poi, la forbice tra la crescita economica della Repubblica Ceca e quella dell'Ue si è andata via via allargando a favore di quest'ultima. E ora l'ex satellite sovietico con aspirazioni comunitarie ha deciso di fare marcia indietro perché, evidentemente, il sogno europeo non è più così allettante. I costi del cambio fisso non sono più giustificati dalle prospettive in seno all'Ue, che vacilla sotto i colpi di volta in volta assestati dalla Brexit, dall'ascesa dei movimenti anti-europeisti e dall'incubo Frexit. Se la leader del Front National, Marine Le Pen, dovesse vincere la partita delle presidenziali francesi e realizzare quanto ha promesso durante la sua campagna elettorale, semplicemente l'euro imploderebbe e non sarebbe più. Perché nessuna Unione europea potrebbe mai continuare a esistere senza uno dei suoi paesi fondatori. La scelta della Repubblica Ceca è in questo senso altamente simbolica e, come il canto di un canarino in gabbia, annuncia un grave pericolo imminente.