Il premier, Paolo Gentiloni. (© ANSA/ US /CHIGI'SPALACE/ TIBERIO BARCHIELLI)

La longa manus dei fondi stranieri sul Polo Aeroportuale del Nord Est (e quello che ci aspetta)

La società che gestisce l'aeroporto Marco Polo di Venezia passa per metà ai fondi stranieri, ma in gioco c'è tutto il Polo Aeroportuale del Nord Est del paese. E non è che una singola tessera di un puzzle più grande

VENEZIA – Save, la società che gestisce l'aeroporto Marco Polo di Venezia e Canova di Treviso, passa di mano. E fanno capolino i fondi stranieri. La notizia sembra quasi irrilevante, poiché trova poco spazio sulle pagine dei giornali. Ma a saperla leggere si tratta dell'ennesimo passo avanti verso la svendita degli asset strategici dell'economia italiana e la programmata distruzione dello Stato-nazione.

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Save passa per metà ai fondi stranieri
La società che gestisce l'aeroporto Marco Polo di Venezia e ha dato vita a un sistema di scali strategici nel Nord Est del Paese diventa stranierà per metà. E' stato infatti raggiunto l'accordo fra il presidente e amministratore delegato di Save, Enrico Marchi, e il suo socio storico da oltre quarant'anni, Andrea de Vido. Marchi rileverà la quota che de Vido detiene in Finint, la finanziaria che controlla Save. E al suo posto subentreranno i fondi stranieri Deutsche Asset Management e InfraVia Capital Partners. L'operazione ha avuto la benedizione del mercato e dell'elite finanziaria italiana perché è stata finanziata dai due istituti di credito più importanti dello Stivale: Intesa San Paolo e Unicredit.

C'è in gioco il Polo Aeroportuale del Nord Est
A de Vido, per l'uscita di scena, dovrebbero esser garantiti circa 120 milioni di euro. I fondi infrastrutturali gestiti da Deutsche Am e Infravia, invece, daranno vita insieme a Marchi a una nuova società compartecipata dai tre soggetti alla quale verrà girata la partecipazione di controllo di Save. La newco acquisterà anche la quota che Morgan Stanley deteneva di Save attraverso Star Holdings. Vale la pena ricordare che la società veneta che gestisce uno degli aeroporti più frequentati del mondo possiede anche il 27,65% dell'aeroporto belga di Charleroi e una parte del Catullo di Verona che ha anche la gestione di quello di Brescia. In pratica, Save controlla il Polo Aeroportuale del Nord Est (Venezia/Treviso/Verona/Brescia). Polo che quindi passerà presto sotto il controllo dei fondi stranieri coinvolti nell'affaire.

La colonizzazione 2.0 dell'Italia è servita
Non si tratta, comunque, di un caso isolato. Anzi. Come noi del Diariodelweb abbiamo già avuto più volte modo di sottolineare, è in corso la svendita degli asset strategici dell'economia nazionale e del patrimonio italiano a banche e fondi d'investimento stranieri. Quello che accadde a Telecom è esemplare, ma ora si sta concretizzando su scala più vasta e coinvolge quasi tutti i gioielli di famiglia dello Stivale, dalla moda alle banche. E nel mirino dei fondi stranieri ci sono anche le strutture di lusso del Belpaese. Solo pochi giorni fa il sultano del Brunei ha acquistato il famoso Hotel Eden di via Ludovisi, nel cuore della Dolce Vita romana. Si tratta di un albergo storico, perché nelle sue stanze vennero ospitati personaggi del calibro di Gabriele D'Annunzio, Sigmund Froid e Maria Callas. Ma l'Eden è in buona compagnia, perché il gruppo Katara, fondo sovrano con sede nel Qatar, sta facendo incetta di alberghi di lusso nella Capitale. Signore e signori, la colonizzazione 2.0 è servita.

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