PIANO DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ

Povertà, il governo sponsorizza la social card ma taglia i fondi per le politiche sociali

Il ministro del Lavoro ha annunciato il piano di constrasto alla povertà del governo Gentiloni, ma l'Esecutivo in accordo con le Regioni ha appena tagliato le risorse al Fondo nazionale per le politiche sociali

Il premier, Paolo Gentiloni. (© Giuseppe Lami | Ansa.it)

ROMA – Nel Belpaese la povertà è in costante aumento e il governo ha deciso di correre ai ripari con un piano ad hoc per combatterla, destinando 1,6 miliardi di euro a una platea potenziale di circa 4,6 milioni di cittadini in gravi difficoltà economiche. Ma dietro il baldanzoso entusiasmo dell'Esecutivo, che si fa promotore della battaglia contro la povertà dilagante, si nasconde in realtà una vera e propria ecatombe sociale che sta per abbattersi sulle fasce più deboli della popolazione nazionale.

Buone notizie e cattive notizie
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha appena annunciato il piano di contrasto alla povertà del governo Gentiloni. L'Esecutivo sta per destinare 1,6 miliardi di euro a circa 4,6 milioni di cittadini che versano in gravi difficoltà economiche. Il provvedimento è stato presentato con baldanzoso entusiasmo dal ministro del Welfare, che lo ha definito un «passo avanti verso l'Europa» e ha ricordato con malcelata vanità che mai prima d'ora era stato messo a bilancio «un fondo di contrasto alla povertà». Lo Stato dovrebbe aiutare 400mila famiglie disagiate con delle «social card» prepagate del valore di circa 400 euro l'una. Sembra una buona notizia. Peccato che lo stesso governo Gentiloni abbia altresì deciso, in accordo con le Regioni, una sforbiciata al Fondo nazionale per le politiche sociali e al Fondo nazionale per le autosufficienze.

La sforbiciata al Fondo nazionale per le politiche sociali
E la sforbiciata in questione è davvero significativa. In seguito all'accordo che il Ministero dell'Economia ha siglato lo scorso 23 febbraio in Conferenza Stato-Regioni, infatti, il fondo nazionale per le politiche sociali passerà nel corso del 2017 dagli attuali 311 milioni di euro ad appena 99 milioni di euro. E il fondo nazionale per le autosufficienze verrà ridotto di altri 50 milioni di euro, passando da 500 milioni di euro a 450 milioni di euro. Si tratta di una vera e propria ecatombe sociale che si abbatterà sulle fasce più deboli della popolazione nazionale, perché – lungi dall'essere irrilevanti sul territorio – le risorse economiche di questi fondi servono proprio a combattere la povertà e ad aiutare i soggetti economicamente più fragili: si va dai servizi assistenziali e domiciliari per anziani, per le persone con disabilità, per i minori fino ai centri antiviolenza.

Una foglia di fico per coprire la vergogna della povertà
Sorprende dunque l'ipocrisia con cui il governo sponsorizza tanto un piano di contrasto alla povertà mentre tace completamente sul taglio alle risorse economiche destinate a combatterla davvero sul territorio nazionale. E' la solita storia della coperta troppo corta. Lo Stato deve fare i conti con le esigenze di bilancio, e trasferisce liquidità da un'allocazione all'altra spostando somme di denaro ora qui ora là. Ma a fronte di alcune migliaia di social card del valore di 400 euro a famiglia, ora la maggior parte dei cittadini potrà contare soltanto sul residuo dei fondi nazionali per le politiche sociali e l'autosufficienza che, ripartito tra tutte le Regioni, equivarrà soltanto a una foglia di fico, del tutto insufficiente per coprire la vergogna della povertà dilagante sul territorio.

La condanna di Strasburgo nei confronti dell'Italia
Vale la pena ricordare che solo qualche giorno fa, lo scorso giovedì 2 marzo, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver protetto una donna e suo figlio dalla violenza del marito. La donna aveva denunciato alle autorità competenti le ripetute vessazioni e le violenze domestiche ed era stata inizialmente accolta in una struttura protetta. Ma poco dopo era stata dimessa perché i fondi destinati a pagare l'assistenza erano finiti. Per i giudici di Strasburgo «l'inerzia delle autorità italiane ha portato al tentato omicidio della moglie e alla morte del figlio». Evidentemente abbiamo imparato la lezione di Strasburgo visto che ora i fondi per le politiche sociali sono stati ulteriormente, e drammaticamente, ridotti.