CON IL NUOVO SISTEMA DI ETICHETTATURA IN VIGORE DAL 19 APRILE

L'etichetta degli equivoci: leggi «Made in Italy», compri latte francese o tedesco

Il nuovo sistema di etichettatura di latte e derivati dovrebbe garantire più trasparenza sull'origine delle materie prime. E invece permette di affibbiare il marchio «made in Italy» a latte non italiano

Un momento della protesta del novembre 2015 della Coldiretti. (© ANSA/GIORGIO BENVENUTI)

Un momento della protesta del novembre 2015 della Coldiretti. (© ANSA/GIORGIO BENVENUTI)

BERLINO - Un nuovo colpo al made in Italy. Questa potrebbe essere la conseguenza del nuovo obbligo di etichettatura nei Paesi Ue che entrerà in vigore il prossimo 19 aprile per latte, latticini e derivati. Il decreto, come ha spiegato il ministro Maurizio Martina, dovrebbe garantire maggiore chiarezza e trasparenza nell'indicazione della provenienza delle materie prime. 

Al di là delle dichiarazioni ufficiali
«Vogliamo garantire - ha dichiarato il Ministro - la massima tutela e trasparenza per consumatori e produttori. Con la sperimentazione dell'origine in etichetta, infatti, chi acquista potrà scegliere in modo informato e consapevole il Made in Italy. Si tratta di una svolta storica che consente un rapporto nuovo tra gli allevatori, i produttori e i consumatori». Il rischio, però, è quello che si vada nella direzione esattamente contraria. Perché la normativa prevista potrebbe dare adito a qualche fastidioso equivoco.

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«Made in Italy» non vuol dire più «Made in Italy»
Come spiega il documento ufficiale diffuso dal Ministero, sarà necessario distinguere il Paese di mungitura, dove la mucca è stata munta, dal Paese di condizionamento e trasformazione, dove il prodotto è stato successivamente trattato. Fin qui, naturalmente, tutto bene. Il problema è che, quando leggeremo «Made in Italy», non significherà più necessariamante che il latte è di origine italiana, ma solo che è stato trasformato in Italia. Il che, ovviamente, è molto diverso, perché potremmo finire per comprare un prodotto francese o tedesco, convinti di comprare italiano.

Controllare sempre l'origine del latte
La dicitura «origine del latte: Italia», accanto a quella "100% latte italiano" o simili, comparirà per indicare latte che è stato munto, condizionato e trasformato in Italia. Se le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi, diversi dall'Italia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: «latte di Paesi UE», se la mungitura avviene in uno o più Paesi europei; «latte condizionato o trasformato in Paesi UE», se queste fasi avvengono in uno o più Paesi europei. Se le operazioni avvengono al di fuori dell'Unione europea, verrà usata la dicitura «Paesi non UE»

Francia e Germania ringraziano
Al consumatore, insomma, si richiede una cautela in più: perché in questo modo il prestigioso marchio «Made in Italy» potrà essere indebitamente (ma legalmente) attribuito anche a prodotti francesi e tedeschi trasportati in Italia prima della trasformazione. Un provvedimento, insomma, che sembra fatto apposta per favorire Francia e Germania, come già fu per il diktat Ue di consentire la produzione di formaggi da latte in polvere, in Europa prodotto per i 2/3 proprio dai due Paesi sopracitati. Sarà un caso?