Protesta dei taxi contro Uber (© ANSA)

SHARING VERSUS LAVORO E DIRITTI

Molto più che «rivolta dei taxi»: Uber e gli altri, il nuovo cannibalismo economico

Passo dopo passo si va verso l'abolizione dello Stato nazione. Veramente vogliamo questo? Siamo pronti come società ad un passo simile? Ed è veramente un balzo nel futuro?

ROMA - La rivolta dei tassisti, la chiamano. L’Italia è un paese stravagante: ogni giorno i telegiornali inondano le case dei poveri telespettatori denunciando malefatte di ogni genere. La protesta di una categoria che chiede null’altro che il rispetto della legalità è invece raccontata come un «ricatto» portato avanti da una piccola corporazione egoista.

Vale tutto
L’idea generale, anzi l’ideologia, che soggiace a questa storia è che tutti possano fare tutto, liberamente. Non ci si trova nemmeno più di fronte al tragico "vietato vietare" degli anni che furono, ma ad un nuovo e più potente concetto "vale tutto». L'estensione della libertà selvaggia, riconducibile a principi hobbesiani. In un tempo in cui il lavoro, per come lo si è conosciuto nel Novecento, esiste solo più dove regna la schiavitù semi salariata, cioè in Asia, l’unica cosa che si può fare sono lavoretti autonomi: c’è chi affitta la propria stanza e fa quindi l’albergatore, chi si mette in cucina e fa il ristoratore, chi prende la sua auto e fa il tassista e così via. Si chiama sharing economy, ovvero economia della condivisione. L’idea è nobile e nasce dall’esigenza di abbassare i costi del servizio per renderlo fruibile. Con un telefonino riesci ad avere qualsiasi bene immateriale ovunque, ad un prezzo molto più concorrenziale. Nel caso dei tassisti l’imputato globale si chiama Uber pop, ovvero un’applicazione inventata da alcuni ragazzi statunitensi, trasformata in breve tempo in una multinazionale che ha tra gli azionisti niente meno che Goldman Sachs.

Mercato contro mercato
I fautori di tale cambiamento sostengono che, semplicemente, sia stia creando un nuovo mercato. Ma è realmente così? Vale per Uber come per i noleggiatori, ovvero i due soggetti interessati dal decreto Milleproroghe che il governo fa languire da anni. Senza alcun dubbio il costo del servizio taxi è eccessivo: le tasse che vengono pagate dai tassisti, ad esempio, sono pari al 60% di quanto viene incassato. Su dieci euro il loro incasso è pari a quattro euro. Non è una situazione particolarmente vessatoria, dato che il lavoro salariato, nonché quello autonomo, subisce imposizioni di tal proporzione. Inoltre i tassisti, nonché ristoratori, albergatori etc, acquistano a caro prezzo le licenze: ovvero quello strumento che dovrebbe certificare la qualità del servizio.

Il nuovo cannibalismo economico
In realtà siamo di fronte a un processo di cannibalismo economico, molto simile a quello che ha distrutto l’industria tessile. Oggi abbiamo molti più vestiti a disposizione, ma il lavoro che questa produzione generava è stato spostato in luoghi dove il costo è infinitamente minore. Alcune zone d’Italia che per decenni, o secoli, hanno prosperato grazie alla produzione tessile (pensiamo al Biellese per esempio), oggi vivono grazie alla rendita generata in quegli anni. Quanto avviene nei tre servizi sopracitati è molto simile. Perché vi è una delocalizzazione in loco, ovvero, una concorrenzialità che tende al costo zero, il cui unico esito è quello di creare moltissimi posti che guadagnano poco o nulla.

La libera concorrenza se non è normata dallo Stato non funziona
La libera concorrenza se non è normata dallo Stato o implode, o fa gli interessi di gruppi dominanti. Nel caso di Uber chi guadagna realmente sono gli azionisti, mentre gli autisti, come testimoniato da quanto accade in California, lottano tra di loro al fine di strappare il prezzo più basso. In un contesto privo di regole quindi il plusvalore si genera per i rentier, oppure per nessuno. E’ vero che è un mercato in costante crescita, ma il margine di profitto si sta assottigliando sempre di più. La sharing economy oggi, negli Usa, rappresenta il 38% dei nuovi posti di lavoro. Non è qui il caso di ricordare l'enorme polarizzazione sociale di quel paese. In poche parole: i padroni di Uber sono miliardari, i driver si massacrano di lavoro per guadagnare pochi dollari.

Fine dello stato
Lo stato tende a sciogliersi. Ma quello che viene dopo, a ben vedere, non è il sol dell'avvenire. Anzi, l'utopia sta lentamente prendendo la forma della distopia. Il trucco che sta alla base di questi processi è molto semplice: si taglia fuori lo Stato, perché la tasse che si pagano, quando si pagano, nella sharing economy sono infinitamente inferiori. E’ necessario quindi essere almeno consapevoli delle proprie scelte. Un’economia basata sul primato dell’imprenditoria atomica, ovvero tutti contro tutti anche a livello individuale, determina la fine dello Stato per come l’abbiamo conosciuto. Ovvero niente più sanità gratuita, niente più pensioni, niente più servizi in generale. Non si può pensare di avere la sanità gratuita se non si pagano pià tasse. Ci vorrà un sistema sanitario privato, all'americana. Può piacere o non piacere ma così è. Si creerebbe quindi un altro mercato parallelo, quello privato dei servizi sanitari, magari anche quello basato sulla sharing.

Mors tua vita mea
Cosa significa tutto questo? Forse un giorno un chirurgo potrebbe operare a casa sua, o un insegnante creare una scuola da indipendente, e così via. Il campo è davvero infinito. Oppure un laureando in Medicina a prezzi bassissimi, a domicilio. Perché no? Oggi un singolo cittadini può fare il ristoratore a casa sua senza aver seguito alcun corso di formazione: fino a dieci anni fa sarebbe stato impensabile. Oppure puoi portare in giro sulla tua auto qualcuno anche se sei un pericolo pubblico. Di per sé, questa che viene venduta come una rivoluzione, non è una novità storica: è il modello economico e sociale vissuto fino all’avvento degli Stati nazione. Stiamo realmente cercando questo?

Il mondo che cambia
La vicenda dei tassisti quindi, le loro proteste organizzate e dure, nonché la strumentalizzazione che se ne fa, racconta molto più di quanto possa apparire. Mette in luce un regno a venire, che potrebbe non essere così paradisiaco. In una società dove io sono in guerra commerciale con il mio vicino di casa, dove non esiste null’altro che il lavoretto della sharing, da condividere vi è solo il tentativo di sopravvivere a scapito dell’altro. Gli Stati nazione furono ideati per inserire all'interno di un sol corpo le classi sociali: con mille difficoltà, mille ingiustizie, mille contrasti tutto questo è avvenuto. Oggi ci troviamo di fronte al mito dell’iper individualismo, portato addirittura a valore. Funziona molto bene nel breve periodo, ovvero quando ti accorgi che i sei euro che il tassista ti chiede per conto dello Stato ti rimangono in tasca.

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